Il Nuraghe Attentu

Il nuraghe Attentu, il nome in sardo significa assenzio, è inglobato nella parte iniziale dell’abitato di Ploaghe, nella regione denominata Iscala de Chessa.
E’ un nuraghe complesso: ha una torre principale circolare, e due torri secondarie minori, collegate tra loro da una cortina rettilinea che racchiude un cortile scoperto (Fiori, 1966).
In questo nuraghe sono testimoniati i segni di una frequentazione in età punica e romana, segni rilevabili prevalentemente attraverso i vari fittili frammentari, che attestano la continuazione della vita anche in età tarda.
Nel 1874, è stato oggetto di attenzioni e di studio da parte dell’archeologo Giovanni Spano, che effettuò proprio nel nuraghe Attentu, il primo scavo stratigrafico della Sardegna.

Scavò la parte esterna, sino a quattro metri di profondità, rinvenendo frammenti di stoviglie romane. Nella parte superiore, dirimpetto l’edificio nuragico, individuò il muro spesso 75 cm di una casa romana, presumibilmente povera, poiché diede alla luce solo stoviglie ed embrici. Esplorò quindi il pavimento sino ad arrivare allo “strato primitivo” inferiore, dove trovò ossa di montone e di bue, frammenti di stoviglie mal cotte, e persino una lucerna lavorata a mano (Fiori, 1966).
Negli anni precedenti a questo scavo, erano stati segnalati numerosi materiali di epoche diverse: nel 1854, durante l’apertura della strada comunale, fu scoperta una sepoltura murata ed alcune monete (Spano, 1859); nel 1863, un capitello in terracotta, monete puniche e romane e frammenti di colonne, sparsi nel territorio circostante; nel 1872, una moneta probabilmente del triumviro Gallio Luparco del 25 a.C. (Fiori, 1966).
In tempi più recenti, nel 1928, si rinvenne una spada ad antenne, conservata nel museo Sanna di Sassari, che rappresenta un unicum nell’ambito della bronzistica sarda, e che probabilmente è pervenuta in Sardegna dall’Italia settentrionale (Moravetti, 1979).
Negli anni cinquanta del Novecento, il signor Giuseppe Canu di Ploaghe rinvenne una tomba a fossa rivestita di grosse pietre, che presentava all’interno una giara di terracotta, e numerose armi: una cuspide di lancia a cannone, un piccone a doppia punta, un bipenne in bronzo, una moneta sardo-punica, e un denario romano (Fiori, 1966). Infine nel 1966, la prof.ssa Lillina Fiori, nelle vicinanze del nuraghe, rinvenne un frammento di ceramica romana con l’iscrizione ICIN (Fiori, 1966).