Il camposanto vecchio


Interno del cimitero vecchio

 

 

 

La costruzione del camposanto vecchio a Ploaghe anticipa di oltre un ventennio, le prescrizioni dettate, il 12 giugno 1804, dall’Editto di Saint Cloud, in materia di sepoltura.

Prima di tale legge, infatti, era consuetudine seppellire i morti all’interno, o all’esterno delle chiese. In Sardegna cominciarono a costruirsi camposanti  in luoghi ai margini dell’abitato all’epoca di Carlo Felice con i proventi della Bolla di Crociata.

Cagliari fu la prima città ad avere nel 1830 un camposanto esterno che, inaugurato il 29 dicembre 1829, ospita al suo interno un monumento a forma di tempietto dove giacciono le spoglie di Giovanni Spano. Seguirono poi la città di Sassari nel 1836, quella di Bosa nel 1838, e la città di Alghero nel 1841. 

Da Giovanni Spano apprendiamo che il camposanto di Ploaghe, ideato negli ultimi decenni del settecento, e benedetto nel 1797, fu il primo nell’isola ad essere costruito separato dal corpo della chiesa. Inoltre, nel 1847, l’Angius ci informa che il cemiterio o camposanto trovasi all’estremità delle abitazioni a levante attiguo alla parrocchiale.

 

Entrata al cimitero

 

Il Camposanto vecchio si trova nella zona di Ploaghe chiamata Cortile de Cheia, come un hortus conclusus all’interno di un recinto (Vico Mossa, 1949), che originariamente doveva essere piuttosto alto, delimitato dall’oratorio del Rosario e dalla chiesa di San Pietro . La struttura architettonica è quella di una chiesa dalla navata scoperchiata, fiancheggiata da sei cappelloni coperti a volta, tre per lato, e chiusa frontalmente dalla cappella del Crocifisso.

 

 

Cappella del Crocifisso

Altare privilegiato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cappella del Crocifisso, che il 6 dicembre 1814 il papa Pio VII dotò di un altare privilegiato, e in seguito si chiamò delle anime del Purgatorio (Spanedda, 1989), all’interno ospita due lapidi marmoree (una per lato) in memoria di Giovanni Spano e del fratello fra Giuseppe Luigi, canonico di Bosa.

 

Lapide commemorativa di Giovanni Spano

Lapide commemorativa di fra' Giuseppe Luigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Particolare architettonico del cimitero vecchioParticolare architettonica del cimitero vecchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Colonna sulla quale è affissa la lapide della madre di Giovanni Spano

 

Nell’area cimiteriale le lastre in marmo bianco, murate sulle pareti dei cappelloni, appaiono subito straordinarie,  nella loro compostezza e nella semplice originalità notata anche dal Della Marmora nel 1860: … E’ forse uno dei più belli dell’isola, dopo quelli di Cagliari e di Sassari; il particolare che lo distingue da ogni altro è che tutte le numerose iscrizioni delle sue lapidi sono scritte in sardo, fra cui cinque riferite alla famiglia del canonico Spano, che si può annoverare fin d’ora fra i grandi personaggi del suo paese natale. Naturalmente lo Spano da buon ploaghese controbatté subito:  Le lapidi della famiglia Spano arrivano sino ad otto.

Il 23 dicembre 1855, in seguito all’epidemia di colera che scoppiò a Ploaghe il 5 agosto, in cui morirono 327 persone, il sindaco Gio.Maria Fiori ritenne urgente proporre l’ampliamento del camposanto parrocchiale. Come risulta da una delibera del consiglio di Ploaghe, in quella drammatica circostanza, per mancanza di spazio nel camposanto parrocchiale, i morti avevano trovato sepoltura fuori dall’abitato, in Sa Mandra de Corralva. La sistemazione però non era delle migliori. Il sindaco esponeva infatti che i vari membri del consiglio comunale, il clero e gli abitanti d’ogni classe lamentavano i disagi e gli inconvenienti derivati dal nuovo cimitero. In particolare: l’impraticabilità della strada scoscesa, e resa fangosa dalle abbondanti piogge, la totale assenza di muratura,  a tal punto che i cadaveri venivano divorati dagli animali, e non meno grave, il nuocere alla moralità e alla spiritualità della popolazione nel  percorrere le traverse dell’abitato col cadavere. Pertanto, il sindaco propose al consiglio di  ampliare il camposanto parrocchiale: è costante desiderio e irreparabile istanza di questi popolani che venga allargato, e ripristinato l’uso dell’antico cimitero dove oltre la camera di deposito che vi esiste…. E’ certo comunque che l’ampliamento non si verificò. Si preferì infatti edificare un nuovo cimitero alla periferia del paese, come di fatto avvenne nel 1902, piuttosto che riadattare ed ampliarne l’antico,  ormai troppo vicino al centro abitato e che, occasionalmente, continuò ad essere officiato sino ai primi anni del Novecento. Nel 1958 l’altra area cimiteriale situata tra la chiesa di San Pietro e l’oratorio di Santa Croce, su zimitoriu dei bambini, fu smantellata e occultata dal cemento armato utilizzato per la costruzione dell’attuale casa del Fanciullo.

 

Lapide per ricordare i morti del 1855

 

Il camposanto vecchio, restaurato nel 1982 dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, ha conservato intatte 29 lapidi scritte in sardo logudorese latineggiante e nove in lingua italiana. La più antica porta la data 1828, ed è riferita ad Antonio Panedda, deceduto il 14 dicembre. Nell’ingresso, una lapide ricorda i tragici eventi del 1855: DOMO SACRA. AD PIVER ET OSSOS QUI DENT RESUSCITARE.

 

 

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