Sant’Antonio di Salvennor

La chiesa medioevale di S. Antonio di Salvennor è dedicata a S. Antonio Abate ed è ubicata su una “dolce collinetta” lungo “lo stradone comunale di Ploaghe”[1] di fronte ai ruderi della chiesa di S. Antimo, e a un centinaio di metri dall’abbazia di S. Michele.
Negli atti della visita pastorale di mons. Alepus del 1553, si dichiara che era la chiesa parrocchiale del villaggio di Salvennor.[2]

Riedificata presumibilmente nel XIII secolo dai monaci di Vallombrosa[3] che si avvalsero delle stesse maestranze del San Michele[4] si presenta ad una unica navata absidata con copertura in travi di legno. E’ bassa, lunga 12,95 metri e larga 5,58 metri.[5]
All’interno si accede attraverso due portoni, uno nella facciata, e l’altro sul lato sinistro. E’ dotata di una vasta sacristia ed è affiancata da ruderi di alcune abitazioni che certamente nel medioevo dovevano essere destinate alle veglie dei numerosi pellegrini. Le suddette casupole, secondo la testimonianza del rettore Cossu dovevano essere sei, e la loro costruzione, così come l’amministrazione dei beni della chiesa, era da attribuirsi al Sacerdote Gio. Maria Lisai, rettore di Ploaghe nei primi anni del settecento.[6]

La facciata, il portale sopraccigliato e la finestra rettangolare sono state rimaneggiate in epoca aragonese. Gli archetti, paralleli agli spioventi, sono a doppia ghiera sottile; quelli absidali hanno ghiera interna semicircolare, esterna ogivale. I peducci sono a sezione di robusta modanatura. Nell’abside si apre una corta monofora assiale, centinata a doppio strombo. Nel muro orientale è una luce cruciforme.[7]

Nell’articolo del Rettore Cossu, chiaramontese, contemporaneo dello Spano e rettore di Ploaghe, pubblicato nel Bullettino Archeologico Sardo nel 1858, si annota che nella chiesa c’era un unico altare con statua lignea del santo, intagliata e policromata, rappresentante un vecchio dalla lunga barba bianca e con volto bruno che ispirava una vera venerazione .[8]
La chiesa fu poi restaurata nel 1857 dal teologo Stanislao Spano e nel 1908 dal rettore Rugiu.
[1] Cfr. S. COSSU, Chiesa di Sant’Antonio Abate di Salvennero, in Bullettino Archeologico Sardo, n. 10, Anno IV, ottobre 1858.
[2] Cfr. G. SPANEDDA, Chiese e istituzioni di Ploaghe (secoli XVII-XIX), Sassari, 1989, p. 57.
[3] Il titolo non si rintraccia nei documenti medioevali.
[4] Cfr. R. DELOGU, L’architettura del medioevo in Sardegna, Sassari, op. cit., p. 163.
[5] Cfr. S. COSSU, Chiesa di Sant’Antonio Abate di Salvennero, op. cit.
[6] Cfr. S. COSSU, Chiesa di Sant’Antonio Abate di Salvennero, op. cit.
[7] Cfr. R. CORONEO, Architettura romanica dalla metà del mille al primo trecento, Nuoro, 1993, p. 148.
[8] Cfr. S. COSSU, Chiesa di Sant’Antonio Abate di Salvennero, op. cit.