Il villaggio medioevale di Augustana

La citazione del toponimo Augustana in periodo medioevale, è contenuta in sette schede del condaghe di San Michele di Salvennor[1] ed in un manoscritto rinvenuto nel seicento.[2]
Importanti sono alcune schede del suddetto condaghe, poiché dalla loro lettura veniamo a conoscenza del paesaggio del territorio di Ploaghe.
Per la localizzazione della porzione del territorio occupato dal villaggio di Augustana è utile la traduzione, da me fatta, della scheda 7 del condaghe di San Michele di Salvennor[3].
Io, l’abate T. di Salvennor. . . . . . . . . . . il mio signore, il giudice Mariano de Lacon mi affittò il Prato chiamato de Piretu, dal camino de Luzia, dove vi è la croce, passa per tutto il camino alla serra dei Bulbares, lascia il camino all’altezza del populare di AGUSTANA e la traccia segue il camino che va da AGUSTANA a Ploaghe. Il camino passa vicino alle terre di donna Maria de Serra ed esce alle spalle di Domo Mayore. Da lì segue il camino sino al margine di Domo Mayore ove è situata la fontana. Da lì a Iscala ‘e Silique dove dobbiamo passare per ritornare da Domo Mayore, e da lì al luogo detto su Cotinarju, che è a fianco del camino che va da AGUSTANA a Ploaghe e all’Anglona.
Analizzando il brano si può arrivare a queste conclusioni:
· el camino de Luzia don esta hecha la Cruz: Luzia potrebbe essere il nome di una incontrada di campagna, nella quale, sicuramente due stradine si incontravano formando una croce;
· passa per todo el camino a la sierra de los Bulbares . . . a su populare de AGUSTANA: la stradina continuava fino alla serra dei Bulbares, ovvero il luogo ove si ricoverava il bestiame, e terminava nel popolare di Augustana.
· Domo Majore: è il sito dove attualmente è localizzata la fontana di Domaiore (nelle tavole I.G.M. chiamata anche Don Maggiore, Donmaiore).
Il territorio di Augustana pertanto si estendeva dal padro de Piretu (odierno Piredu) sino a Rivutho (Riuttu), abbracciando tutta Gurelle, che ai nostri giorni si chiama Buredda.
Da questo punto continuava la stradina che da Augustana conduceva a Ploaghe: passando vicino alle terre di donna Maria de Serra si arrivava a Domus Maiore, dov’era, ed è situata l’omonima fontana, e da lì passando a la Escala de Silique, in sardo Iscala de Silighe, (attualmente la salita di Domaiore), si andava a finire a su Cotinarju, la zona di Ploaghe conosciuta come Crastos, ovvero la strada che passando da Palas de Monte conduceva all’Anglona.

Sul villaggio non disponiamo di dati fiscali. Sappiamo che nel 1272 divenne possedimento della famiglia ligure dei Malaspina, e che nel 1364, durante la guerra tra il Regno d’Arborea e il Regno di Sardegna, fu occupato dalle truppe arborensi a cui appartenne dal 1365 al 1388.
Nel 1388 il suo rappresentante non era presente ai trattati di pace stipulati tra la Corona d’Aragona ed il giudicato di Arborea. Siamo a conoscenza invece, che il 29 settembre di ogni anno, il majore de villa di Augustana presenziava alla cerimonia di apertura della porta Santa di San Michele di Salvennor e che la sua chiesa parrocchiale era Santa Maria di Ostano. L’ Angius, in effetti, nel 1847, affermava di averne osservato i ruderi a circa quaranta passi dalla chiesa rurale di S. Sebastiano[4].
Inoltre, in un documento di data anteriore alla testimonianza dell’Angius, la chiesa era stata vista intatta: nel 1688, negli atti della visita pastorale di mons. Morillo, si annotava che nel territorio di Ploaghe vi era la chiesa rurale di S. Maria Ottanu.
Queste sono le uniche sporadiche testimonianze che ci permettono di localizzare la chiesa di Augustana.
Nel 1584 il Fara non annoverò AUGUSTANA fra i villaggi abbandonati della diocesi di Ploaghe.
Il villaggio probabilmente venne abbandonato nei primi anni del secolo XV, e i suoi abitanti trasferiti nel vicino villaggio di Ploaghe.
[1] Cfr. R. DI TUCCI (a cura), Il condaghe di S. Michele di Salvennor, in “A.S.S.”, VIII, 1912, pp. 247-337, doc. 7, pp. 259-262; doc. 165, pp. 289-290; doc. 169, pp. 291-292; doc. 257, pp. 318-319; doc. 299, pp. 325-327; doc. 328, pp. 334-335; doc. 329, pp. 334-335.
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