Le tappe della vita

 

Nel ripercorrere le tappe che segnarono la vita di Giovanni Spano, si viene a conoscenza di un aspetto piuttosto insolito della sua formazione: la vocazione per l’archeologia non fu originaria ma residuale.[1]

All’età di sedici anni, infatti, aveva seguito con interesse gli scavi di Antonio Cano, frate conventuale ed architetto esperto di esplosivi (il Della Marmora è di diverso avviso: si faceva passare per architetto e archeologo perché aveva abitato a Roma per qualche tempo)[2], che su incarico della regina Maria Teresa, nella primavera del 1819 aveva intrapreso una campagna di scavi a Turris Libisonis (Porto Torres) nel sito del Palazzo di re Barbaro scoprendo la base del prefetto M. Ulpius Victor. Tutti i reperti rinvenuti (statue, mosaici, iscrizioni) furono accumulati nelle scale e nella sala dei professori della Facoltà di Teologia dell’università di Sassari dove il giovane Spano, presumibilmente, passava gran parte delle sue giornate.[3] Questa passione quindi rimase per sempre in lui anche se poi intraprese una carriera ecclesiastica.

 

Ritratto del canonico Giovanni Spano

 

          Giovanni Spano nasce a Ploaghe l’otto marzo 1803 da Giovanni Maria Spanu Lizos, proprietario ed agricoltore,  e da Giovanna Lucia Figoni Lizos. All’età di nove anni, accompagnato a Sassari dal fratello maggiore, inizia la sua formazione nel Collegio degli Scolopi, poi in Seminario per gli studi di grammatica e di retorica, di logica e di matematica, sino a conseguire il titolo di magister artium liberalium il 6 novembre 1820 all’età di 17 anni.[4]Cliccare per visualizzare ingrandita la lapide della madre

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Più tardi, nel proseguire gli studi, incerto tra la medicina e la giurisprudenza, sceglie la carriera ecclesiastica. Accolto nel seminario tridentino, frequenta il corso quadriennale di teologia a Sassari dove nel 1825, il 14 luglio, consegue la laurea.

Il cerimoniale accademico del tempo traspare dalla lettura dell’opera Iniziazione ai miei studi: la commissione di laurea[5], composta di undici membri, tra i quali il professore di teologia dogmatica padre Tommaso Tealdi, e il parroco di Sant’Apollinare, Filippo Arrica, ploaghese, docente di teologia morale e futuro Vescovo di Alghero, era presieduta dall’arcivescovo Carlo Tommaso Arnosio . Il docente di Sacra Scrittura, padre Antonio De Quesada,  gli pone il berrettino a quattro punte in testa, la toga, gli infila nell’anulare un anello d’oro e lo presenta come il princeps theologorum. Il giovane Spano quindi presta giuramento e ringrazia la commissione in versi leonini[6].

          L’anno successivo si trova in una situazione poco piacevole. Nominato maestro della Scuola Normale di Sassari, senza aver presentato domanda di insegnamento, riscontra difficoltà non indifferenti. Le classi sono numerose, il mobilio è scarso: le lezioni si tengono in un magazzino poco illuminato, ci sono solo due file di banchi per gli allievi, ed un tavolino ed una sedia per l’insegnante. La paga inoltre è modesta. Insegnerà a Sassari per tre anni e, per espletare al meglio la sua funzione di docente, privatamente istruirà gli alunni più grandi che poi rimanderà nelle classi di provenienza. Nel marzo 1827 fu ordinato sacerdote, e nel 1830 ottiene il titolo di dottore in arti liberali ed in Filosofia discutendo una tesi dal titolo De stellis fixis ( Sulle stelle fisse).[7] Un anno dopo, il 13 giugno si imbarca in Longosardo per recarsi a Roma, dove arriverà solo il 20 agosto.

 

Lapide commemorativa sulla parete della casa dove nacque Giovanni Spano

 

          Giunto nella città troverà una situazione di disordine: siamo alla vigilia dei grandi movimenti rivoluzionari della metà dell’ottocento, è stato nominato papa Gregorio XVI, la proclamazione della Repubblica Romana è imminente ed i preti “vengono presi  a sassate”. A questo proposito è necessario ricordare un episodio piuttosto spiacevole per il nostro studioso. Proprio nel primo giorno di permanenza a Roma, dopo aver visitato la basilica di San Pietro, a sera inoltrata, viene sfiorato da un masso che qualcuno aveva lanciato dall’alto. Spaventato, chiede informazioni ai passanti per poter rientrare alla pensione.[8]

Nei giorni successivi, dopo aver trovato alloggio nella locanda dell’Apollinare, si immatricola all’Archiginnasio romano, ossia la Sapienza, dove inizierà a studiare l’ebraico e le lingue caldaica e siro-caldaica. Suoi insegnanti saranno l’abate modenese Andrea Molza, docente di ebraico e di Lingua caldaica e siro-caldaica, il prof. Nicola Wiseman, docente di Ebraico[9], i professori di Lingua greca, De Dominicis ed Emilio Sarti, ed il Nibby di archeologia.

La permanenza a Roma fu occasione di nuove esperienze nel campo dell’Archeologia: tutti i giorni si recava in piazza Navona “l’emporio delle cose vecchie” per comprare “monete, pezzi di piombo, tele vecchie, libri ed antichità”[10] varie.

 

La casa dove nacque Giovanni Spano in p.zza Valverde

 

          Nel 1834, su richiesta del marchese Crosa, ministro degli Stati Sardi, si recherà a Torino per sostenere gli esami di Sacra Scrittura. Pertanto,  esaminato da Amedeo Peyron, professore di Lingue orientali nell’università di Torino, il 17 maggio del 1834, dopo la consegna delle patenti, diventerà professore di Sacra Scrittura e di Lingue Orientali nella Regia Università di Cagliari, con scarsa soddisfazione di coloro che lo avevano nominato; infatti il nostro studioso, invece di occuparsi di Sacre Scritture, si dedicava ai gingilli dell’archeologia, alle inezie della lingua vernacola[11].

         Durante l’anno accademico 1835-1836 ebbe l’occasione di conoscere il generale Alberto Della  Marmora che, con il generale Carlo Decandia , nel 1835, si trovava a Cagliari per iniziare gli studi trigonometrici della Sardegna. Un grande personaggio che sarà il primo Commissario della Sardegna al momento in cui si formerà il Regno Sardo Piemontese. Il Della Marmora si era distinto negli anni precedenti per essersi battuto per la difesa dei monumenti della Sardegna. Questo incontro diede origine ad un’affettuosa amicizia : lo Spano si mise subito a disposizione del caro amico seguendone le ricerche e le pubblicazioni grazie alla conoscenza  dell’ebraico e della lingua fenicia. Non mancarono tuttavia le divergenze. Ci si riferisce in particolar modo alla diversa opinione sulla destinazione e sull’uso dei nuraghi : lo Spano li ritenne abitazioni, il Della Marmora tombe. L’altra discordanza riguardò le amicizie poco chiare del generale e gli errori da lui commessi con l’acquisto di falsi idoletti sardo-fenici .[12]

Nel corso delle vacanze del 1835 lo Spano si occupò ponderatamente delle antichità della Sardegna. Le vacanze  dall’insegnamento universitario gli consentivano di svolgere le sue escursioni nelle campagne alla ricerca di quelle antichità che aveva ammirato, fin da ragazzo, nelle aule dell’ateneo di Sassari.

In quei tempi le vacanze dell’università a Cagliari erano le più anticipate di tutto il Regno Sardo Piemontese poiché, a causa della malaria, l’ateneo cagliaritano chiudeva il primo maggio, quindi con grande anticipo rispetto alle altre università. Esplorò allora, la parte meridionale dell’isola, copiando ed ordinando le iscrizioni antiche presenti nel Campidano di Cagliari, visitò la necropoli di Caralis antica e l’anfiteatro romano.

Nel 1836 compie un viaggio a Verona per ispezionare l’ Anfiteatro, e nel 1838 studia i dialetti della Sardegna.

          A Cagliari, la conoscenza di Lodovico Baille, censore dell’università, bibliotecario e direttore del museo archeologico, consente allo Spano di accrescere la sua passione per l’archeologia, e nel 1839,  dopo la morte del grande amico, di prendere la direzione della Biblioteca universitaria ed apportare alcune riforme: permette ai ragazzi che frequentano la biblioteca durante l’inverno di tenere in capo il berretto, modificando, quindi, la regola che obbligava gli studenti a stare a capo scoperto. Il sacerdote ploaghese, comunque, rendendosi conto di essere incapace di dirigere una istituzione tanto complessa, decide di recarsi a Pisa, a Parma, a Modena e a Milano per osservare il funzionamento delle biblioteche. Agirà in questo modo anche più tardi quando sarà nominato preside del Regio Convitto e del Collegio di Santa Teresa (1854) e poi Rettore dell’università di Cagliari (1857). C’è una volontà che è un fatto nuovo in Sardegna: di documentarsi, di ammettere i propri errori, di cercare strade diverse per recuperare il ritardo storico dell’isola sarda. E’ questa la peculiarità dello Spano, è uno studioso polivalente: ha scritto una miriade di opere dedicate alla lingua sarda ( Ortografia sarda nazionale, Cagliari, 1840; Vocabolario sardo-italiano e italiano sardo, vol. I, Cagliari, 1851), e pubblicazioni di tipo filologico. I suoi interessi iniziali tuttavia non furono eterogenei. Viaggiava per la Sardegna, ad esempio, per raccogliere informazioni per la stesura del Vocabolario Sardo e ne approfittava per vedere monumenti, iscrizioni, nuraghi.  

          Nel 1842, si dimette dalla direzione della Biblioteca che passa a Pietro Martini. Visita allora il Sulcis, Iglesias, Carloforte e S. Antioco dove rinviene iscrizioni fenicie, monete romane ed “edicole in trachite e marmo, tra le quali una di Iside”. Due anni dopo, nel 1844, fallita la sua esperienza di docente universitario, in seguito alla notifica di esonero dall’insegnamento del Magistrato sopra gli Studi e del Censore (perderà la cattedra nel 1845), accetta l’offerta dell’arcivescovo Emanuele Marongiu Nurra[13], ovvero il canonicato, la prebenda di Villaspeciosa, la più piccola e avvilente sinecura della Diocesi di Cagliari. La rendita era modesta, ma consentiva al canonico di vivere decorosamente con le decime ecclesiastiche pagate dagli abitanti del paese.[14]

 

 

 

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Sardu

 

 


 


[1]Cfr. A. MASTINO, “Il Bullettino Archeologico Sardo” e le “Scoperte”: Giovanni Spano ed Ettore Pais, in Bullettino Archeologico Sardo (1855-1884), Scoperte Archeologiche, Ristampa a cura di A. MASTINO, Sassari, Archivio Fotografico Sardo, 2000.

[2] Cfr. A. DELLA MARMORA, Itinterario dell'Isola di Sardegna, Sassari, 2001, 3 voll., II, p. 104.

[3]Cfr. G. SPANO, Iniziazione ai miei studi, a cura di S. Tola, Cagliari, 1997.

 

[4]Cfr. G. SPANO, Iniziazione… op. cit.

[5]Cfr. A. MASTINO, “Il Bullettino Archeologico Sardo” e le “Scoperte”: Giovanni Spano ed Ettore Pais, op. cit.

[6]Cfr. Iniziazione…op. cit.

[7]Nel Dipartimento di Storia di Sassari sono stati rinvenuti i registri relativi agli studi dello Spano nella facoltà di Teologia. In particolare, veniamo a conoscenza che lo Spano, inizialmente, avrebbe dovuto discutere una tesi sui nuraghi. Cfr. A. MASTINO, “Il Bullettino Archeologico Sardo” e le “Scoperte”: Giovanni Spano ed Ettore Pais, op. cit.

[8]Cfr. Iniziazione…op. cit.

[9]Lo Spano conosceva già l’ebraico, infatti era stato allievo di Antonio de Quesada, docente di Sacra Scrittura  a Sassari.

 [10]Cfr.  G. SPANO, Iniziazione…, op. cit. .

[11]Cfr. G.SPANO, Iniziazione…, op. cit. . Cfr. R. BONU, Scrittori sardi nati nel secolo XIX con notizie storiche e letterarie dell’epoca, I-II, Sassari, 1961, II, p. 313.

[12]Cfr. Iniziazione… , op. cit.

[13]Il Marongiu Nurra nel 1848 aveva capeggiato la Commissione Parlamentare, inviata a Torino per chiedere la “perfetta fusione” della Sardegna al Piemonte.

[14]Villaspeciosa era un piccolo villaggio di circa 400 abitanti vicino a Decimo.