Il Bullettino

 

           Nel 1855 inizia a stampare a proprie spese nella Tipografia Timon di Cagliari il Bullettino Archeologico Sardo (raccolta dei monumenti antichi di tutta l’isola di Sardegna) in parallelo con la diffusione delle Carte di Arborea. L’opera venne interrotta nel 1864 per il numero esiguo di abbonati e per le onerose spese affrontate dal canonico: 500 lire all’anno. Si tratta di dieci volumi, complessivamente circa duemila pagine, 540 articoli, dei quali, 398 sono firmati dallo Spano, 5 sono anonimi, e 142 sono firmati da amici e corrispondenti del canonico ploaghese, e coprono un periodo che va dal 1855 al 1864[1]. Le collaborazioni furono intraprese con studiosi italiani e locali: Pietro Martini, il conte Alberto Della Marmora (Regio Commissario per la Sardegna), Ignazio Pillito (antiquario), François Bourgade (Cappellano della Cappella Imperiale di San Luigi di Cartagine), Salvatore Cossu (rettore di Ploaghe), Michele Amari (ministro della Pubblica Istruzione nel 1863), il conte Carlo Baudi di Vesme e tanti altri. Numerosi anche i corrispondenti stranieri tra i quali, in particolar modo, M.A. Levy (il barone di Maltzan che visitò la Sardegna nel 1868), e G. Henzen (segretario generale dell’Istituto Archeologico di Roma).

 

 

 

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Sardu

 


 


[1]Cfr. A. MASTINO, “Il Bullettino Archeologico Sardo” e le “Scoperte”: Giovanni Spano ed Ettore Pais, op. cit.