INTRODUZIONE STORICA
L’esame del centro abitato di Ploaghe riveste un particolare interesse perché consente di seguire lo sviluppo dell’urbanesimo nel corso di tre secoli: il XVII, il XVIII, il XIX.
Per quanto riguarda i primi due secoli, i documenti sono costituiti dal materiale cartaceo (atti notarili, lasciti) conservato nell’Archivio Parrocchiale di Ploaghe[1] e nell’Archivio di Stato di Sassari, mentre per il terzo, invece, sono rappresentati dalle prime mappe topografiche del Regno Sardo Piemontese[2] e da atti e documenti conservati nell’Archivio Storico Comunale di Ploaghe.
In periodo medioevale, il centro urbano del paese si estendeva sul pendio del colle vulcanico di San Matteo ed i suoi confini erano delimitati dal nurake de Sa Surzaga, ormai scomparso, che sorgeva nella vallata di Zaccaria e del quale ai nostri giorni si possono vedere tracce di fondamenta nella parte attigua al palazzo rettorale; dal nurake de Planu (nuraghe Don Micheli) e dal nurake de Athentu (nuraghe Attentu).


La popolazione era accentrata intorno alla chiesa de Sanctu Petru, per la scelta dettata, soprattutto, dalla presenza della Funtana Manna, che, insieme a Funtana Ena e Domus Maiore, consentiva la provvigione idrica del villaggio. Le case degli abitanti del villaggio si distinguevano dalla chiesa oltre che per le caratteristiche architettoniche, proprie di un edificio religioso, per le modalità di costruzione. In effetti, la costruzione delle case avveniva con pietre non squadrate legate con fango e paglia. Esistevano, infatti, i maistros de ludu, muratori esperti nella costruzione di abitazioni con pietra e fango. Dal villaggio dipendeva una distesa di territorio chiamato fundamentu che si divideva in paberile, dove si trovavano le terre comuni sfruttate collettivamente dagli abitanti del centro, e in vasti latifondi. Il territorio del villaggio comprendeva anche delle proprietà private: la domo e la domestia.
La domo era un agglomerato di case rurali da cui dipendevano porzioni di terre messe a coltura di cereali, frutteti, vigneti, canneti o adibite a pascolo (saltus). Il saltu comprendeva le terre delle zone boschive montuose destinate all’allevamento brado degli animali ed alla raccolta spontanea di frutti e legna. Predominavano i cespugli e la quercia. Alcune volte i saltus, in parte, venivano disboscati e messi a coltura; altre volte, chiusi con recinti, costituivano i masonius o curtes, piccole unità insediative occupate da servi, che vivevano in modeste abitazioni costruite con frasche, e che praticavano attività agricole e pastorali, generalmente rappresentate, queste ultime, dalla cura del bestiame e dalla lavorazione del latte. L’attività produttiva, pertanto, mirava a soddisfare i bisogni primari ed elementari della vita. La terra, sollecitata a dare la maggior parte dei prodotti di cui il villaggio aveva bisogno, era lavorata con scarso aiuto del bestiame e con attrezzatura tecnica molto primitiva.
La domestia era un centro fondiario più piccolo costituito esclusivamente da terreni coltivati a cereali.
Generalmente, le terre recintate si chiamavano cuniados, ed erano quelle adibite alla coltivazione di frutteti, vigneti ed oliveti con prevalenza di alberi da fico, di noce, di melo e di cedro. Le terre aperte, invece, erano coltivate a cereali, orzo, grano, ed erano terre de agrile o aradorias se sfruttate con sistema della rotazione (un anno a maggese ed un anno a coltura), e terre semidas se adibite a tutti i tipi di coltivazione.
Dal centro abitato si diramavano cinque strade: bia de Plovake a Anglona, bia de Plovake a Augustana, bia de Plovake a Salvennor, bia de Plovake a Gisarclu e a Ardar, bia de Plovake a Thatari.
[1] Cfr. G. SPANEDDA, Chiese e istituzioni di Ploaghe, Sassari 1989. Cfr. F. SCANU ULERI, Piaghe dai s'antighidade a hoe; in tale opera l'autore ha trascritto parecchi documenti conservati nell'archivio parrocchiale di Ploaghe. Cfr. Archivio di Stato di Sassari.
[2] Cfr. Archivio di Stato di Sassari, FONDO Cessato Catasto, SERIE Abitato, anno 1889, Ploaghe; FONDO Cessato Catasto, SERIE Abitato, non datato, Foglio XXI; Archivio di Stato di Sassari, foglio d'unione del Comune di Ploaghe, 1844, scala 1:50000.