BIA DE PLOVAKE A ANGLONA

 

L’Anglona era una Curatoria, ovvero un distretto amministrativo-giudiziario, del giudicato di Torres, confinante in parte con il territorio di Ploaghe. La Curatoria comprendeva un insieme di piccole unità insediative periferiche e autonome, chiamate ville o villaggi, sottoposte ad un curatore il quale rivestiva funzioni di carattere fiscale.

La stradina in questione, che permetteva di collegare il nostro villaggio con i numerosi centri dell’Anglona era Palas de Monte, da dove, passando in su caminu de sa giaga de Iscala Ruia, si arrivava a Orria Pithinna, villaggio abbandonato in territorio di Chiaramonti. Proseguendo in su caminu de sa Giaga de Santa Giulia si giungeva invece a Orria Manna, villaggio abbandonato in territorio di Nulvi.

 

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BIA DE PLOVAKE A AUGUSTANA

 

Agustana o Augustana era un villaggio in territorio di Ploaghe, scomparso nei primi anni del secolo XV, che si estendeva dal padro de Piretu (odierno Piredu) sino a Rivutho (Riuttu), abbracciando tutta Gurelle che, ai nostri giorni, si chiama Buredda. Da questa località si apriva una stradina che, passando per Domus Maiore, dove ora è situata l’omonima fontana, e proseguendo per la Escala de Silique, in sardo Iscala de Silighe (attualmente la salita di Domaiore), giungeva a su Cotinariu, e quindi alla zona di Ploaghe conosciuta come Crastos.

 

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DOMUS MAIORE

 

Il toponimo Domus Maiore, che nelle fonti è indicato con grafie diverse come Domo Maiore, Domomaiore, Donmaiore, Do Maggiore, nel nostro caso ha origine dalla denominazione della proprietà privata ovvero del possedimento rurale appartenente al maiore.

La domus o domo, che era una proprietà privata, avente le caratteristiche colturali prima illustrate, era inserita nei grandi latifondi. Nella domo vivevano quanti vi erano impegnati nei lavori agricoli o nell’allevamento del bestiame, generalmente servi, che, legati al fondo in cui vivevano, venivano venduti, ceduti e rivendicati soprattutto dal punto di vista del lavoro da loro svolto.

Il maiore, appartenente alla classe dei maiorales (nobiltà laica ed ecclesiastica), e scelto dal curatore, esercitava mansioni di controllo e di sovrintendenza sia nell’amministrazione pubblica che in quella privata: maiore de villa, maiore de camera, maiore de caballos.

 

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BIA DE PLOVAKE A SALVENNOR

 

Da Nurake de Athentu (attentu = assenzio), passando per Imbiricu (monte Imbiligu), dove oggi è situata la stazione ferroviaria di Ploaghe, si proseguiva sino a Salvennor. Questa strada collegava Ploaghe ad un centro molto importante dal punto di vista economico: l’abbazia di San Michele, monastero dei monaci benedettini di Vallombrosa che si stanziarono in questa località qualche anno prima del 1138. L’incontro con questa nuova realtà portò all’acquisizione di vaste aree incolte e ad attività economiche più redditizie mediante l’utilizzo di nuove tecniche di produzione agricola.

Rilevanza notevole assunse nel sito soprattutto la cerealicoltura, attuata con la bonifica delle paludi. I Vallombrosani rimasero a Salvennor sino alla seconda metà del XIV secolo lasciandoci come testimonianza scritta della loro permanenza il condaghe di San Michele di Salvennor.

Il condaghe era un registro in cui gli abati del monastero segnavano le permute, le vendite, le donazioni, le cessioni di terre e di servi, gli acquisti e le vendite di bestiame. In base a questo registro noi veniamo a conoscenza dell’immenso patrimonio immobiliare del monastero, circa 6.500 ettari, ma, allo stesso  tempo, veniamo in possesso di una dettagliata descrizione topografica e geografica del paesaggio rurale del periodo. Il villaggio di Salvennor fu abbandonato nel 1751.

 

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Bia de Plovake a Gisarclu e a Ardar

 

Passando nella strada denominata sa giaga de Santa Caderina si giungeva ad Ardara e a Bisarcio.

Bisarcio era un villaggio, abbandonato nel 1728, in territorio di Ozieri, che, nel medioevo, era sede di diocesi: la diocesi di Bisarcio. Attualmente del villaggio sono rimasti i ruderi di circa 120 case.

 

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Bia de Plovake a Thatari

 

Era la strada chiamata via Turresa, che passava a sa Codinedda, presso monte Tangone, e incontrava l’antica strada romana Karalis-Turris.

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