
La chiesa, ubicata nella zona denominata Quirriu de Cumbentu, parte storica di Ploaghe, fu consacrata nel 1651 e affidata ai frati cappuccini. Sul lato sinistro presenta l’ingresso a quelli che erano i locali di servizio del convento annesso alla chiesa e, sul lato destro, l’antico porticato esterno (portaria), con le arcate murate, all’interno delle quali i frati alloggiavano e prestavano assistenza ai pellegrini e ai mendicanti.

All’interno della chiesa, ad un’unica navata, sul lato sinistro si aprono tre cappelle dedicate rispettivamente alla Madonna del Rimedio, a S. Francesco d’Assisi ed al Crocifisso (aggiunta dopo il 1736 con il nome di Santa Maria del Monte Carmelo).



Di pregevole fattura sono i manufatti in legno intarsiato, già visti in altre chiese francescane e rappresentati dalle due nicchie ubicate, sul lato sinistro, nei pilastri delle cappelle, dal tabernacolo, dal pulpito ligneo, dal coro, dagli altari e da un mobile di legno ospitato nella sacristia costruito nel 1816 da Fra Serafino da Sassari su incarico di Padre Antonio Giuseppe da Ploaghe.
Sotto le cappelle, la navata centrale, e il presbiterio, si trovano le camere sepolcrali. Negli ultimi restauri negli anni ottanta del Novecento durante il rifacimento del pavimento della Cappella della Madonna del Rimedio è stata scoperta una botola che tramite una piccola scala di sette gradini conduceva ad una cripta adibita a sala sepolcrale.

L’edificazione dell’annesso Convento tra il 1652 ed il 1659 è da inserirsi in quel processo di rinnovamento ecclesiastico che aveva investito la Sardegna dopo il Concilio di Trento. Le comunità dei frati Cappuccini dovevano stabilirsi all’interno o in prossimità dei centri abitati e occuparsi della vita spirituale dei fedeli, della gente comune, ma anche della nobiltà, e vivere di elemosine e donazioni. Gli aiuti finanziari, e le donazioni di terreni e di fabbricati, dovevano essere finalizzati alla edificazione di chiese e di conventi seguendo i canoni dell’architettura povera.




Pertanto nel gennaio del 1649 il Capitolo decise di erigere a Ploaghe un Convento di frati Cappuccini nel sito dove era ubicata la chiesa di Sant’Antonio da Padova: un luogo verdeggiante, non ancora abitato, e ricco di orti. Il 9 maggio 1652, come risulta dall’iscrizione presente in una lastra collocata all’interno della chiesa, con una cerimonia ufficiale di autorità civili e religiose di Ploaghe, avvenne la fundacion, il possesso giuridico del fabbricato. Due anni dopo, il 9 marzo 1654 si procedette alla deposizione della prima pietra fundamental. I lavori procedettero con lentezza a causa della peste, che portata da una tartana catalana che aveva attraccato nel porto di Alghero, rapidamente dilagò in tutta l’isola protraendosi sino al 1656. La costruzione del Convento fu ultimata nel 1659 grazie al contributo di molti fedeli e ai lasciti testamentari. L’istituzione in poco tempo divenne anche sede di noviziato e studentato per i nuovi frati. Pertanto nel corso del settecento si edificò un secondo dormitorio.
Il Convento, soppresso nel 1866 in seguito all’attuazione delle leggi repressive emanate dallo Stato Sardo nei confronti degli ordini religiosi, fu incamerato dal Demanio che poi lo cedette in parte al Comune, e in parte alla Provincia per Caserma dei Regi Carabinieri.
Da una deliberazione del Consiglio comunale, datata 25 maggio 1868, veniamo a conoscenza di alcune proprietà appartenute al soppresso convento e rese affittabili dal Comune di Ploaghe:
il mandorleto posto nella contrada di Lodè in base al prezzo di L. 100; il vigneto attiguo al quartiere del prato del convento in base a L. 75; l’orticello detto dei novizi in base a L. 15.
I vani appartenenti al Comune, in seguito furono adibiti a carceri mandamentali e poi a scuole elementari.
I locali delle carceri furono lasciati liberi il 30 settembre 1964, quelli della caserma il 30 maggio 1981 che nel 1987, la Provincia ha concesso in comodato al Comune di Ploaghe per 99 anni.


In tempi a noi vicini, a fine anni ottanta, il restauro del corridoio d’ingresso ha portato alla scoperta di un parlatorio e di tre sedili in pietra, due laterali e uno frontale, che con l’acquaio di pietra, e lo splendido pozzo ubicato al centro del cortile interno ci fanno immaginare, tornando indietro nel tempo, la vita quotidiana dei Cappuccini nel ‘600.
Nel mese di novembre del 2003, l’amministrazione comunale, in seguito al progetto di ripristino dell’antica toponomastica del centro abitato di Ploaghe, in ottemperanza alla legge 26/97 sulla “Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna”, ha fatto collocare delle targhette in terracotta, lavorate a mano, con l’antico toponimo in lingua logudorese, idioma di Ploaghe, nella zona che ha avuto origine proprio da questa importante struttura: su Chirriu de Cuvventu.