Oratorio del Rosario

Oratorio del Rosario

È ubicato sul lato destro della chiesa parrocchiale di San Pietro.

La costruzione dell’Oratorio del Rosario, iniziata nel 1650, è da intendersi con la diffusione nel corso del ‘600 e del ‘700, delle Confraternite religiose. È noto che in Sardegna tale fenomeno si diffuse dopo il Concilio di Trento e che arrivò al culmine in periodo spagnolo, con l’aggregazione all’istituzione strettamente religiosa di laici, nobili, borghesi, artigiani e popolani in genere, che si dotarono di una organizzazione interna. Erano guidate da un priore, scelto tra le persone più rappresentative del luogo affiancato da due guardiani. Un segretario redigeva i verbali delle riunioni mentre ai libri contabili era addetto il tesoriere. Vi erano infine gli obrieri che organizzavano le funzioni religiose e raccoglievano le elemosine. Non si hanno notizie sulla data di istituzione della Confraternita domenicana del Rosario a Ploaghe. Le uniche sporadiche testimonianze sono presenti in alcuni documenti del XVII secolo: il 15 febbraio 1656 è attestata una riunione della Confraternita in cui erano  presenti il priore Joe Pinna Pirastru, il consiglio e 5 confratelli (Spanedda, 1989). Il 25 maggio 1654 la Confraternita era conosciuta anche come sa contraria de Nostra Senora de sa Rosa (Spanedda,1989). Il 29 settembre del 1659 partecipò all’inaugurazione del Convento dei frati Cappuccini: alla processione parteciparono anche i membri dell’Arciconfraternita di Santa Croce. Rispetto alla Confraternita della Croce, quella del Rosario ebbe un regolamento solo dopo il 1873, quando il monsignor Marongio la esortò a darsi un proprio statuto (Spanedda, 1989). Non si conosce con precisione la data di scioglimento della Confraternita, ascrivibile comunque al XIX secolo: gli ultimi registri di amministrazione dell’istituzione, conservati nell’archivio parrocchiale, riguardano gli anni 1800-1836 (Spanedda, 1989).

La data di consacrazione della chiesa è indicata nella facciata dalla scritta in sardo logudorese Custa obera est fata seat perpetua D VII oustu 1651. Da un testamento redatto dal notaio Deligios, riguardo il lascito di mille lire e 50 scudi di donna Mariangela Sini Casu per la costruzione e per gli arredi della chiesa del Rosario, il 23 maggio 1653 (Paris, 1989), si apprende che i lavori non erano stati ancora portati a termine e, probabilmente si protrassero sino al 1669. In un contratto rogato dal notaio Ligios il 24 luglio 1669 tra il priore del Rosario Juanne Pinna e mastru Baingiu conte di Bonorva  risulta che a quella data vi erano ancora  alcuni lavori da ultimare (Paris, 1989); nel testamento del 1 novembre 1691 di Don Miquel Dies Sini  che rimanda ad un precedente lascito della terza moglie Mattea Dies Tedde, deceduta alcuni decenni prima, per il completamento della facciata della chiesa, in conci di pietra (Paris, 1989), il nobile esortava gli eredi ad elargire all’oratorio la somma spesa per  il completamento della facciata.

La chiesa viene citata poi nel 1862, quando il  sei, il sette, e l’otto marzo, il sindaco e la giunta comunale di Ploaghe si riunirono nell’Oratorio dell’Illustrissimo Rosario per la vendita in asta pubblica, col metodo della “candela vergine” al miglior offerente, delle terre comunali di Coloru, del Prato Superiore, della mandra di Ottila e di Ena Trinchizosa.

 

 

Particolare dell'interno

 

L’impianto  della chiesa è ad un’unica navata con copertura a botte. È provvisto di una cappella laterale destra, una tribuna e la sacristia lunettata. Al suo interno ospita pregevoli manufatti lignei del ‘700 sardo rappresentati dall’altare, dal pulpito e dalla deliziosa Madonnina del Rosario.

 

Altare Maggiore

 

Il pulpito

 

Madonnina del Rosario

 

Dopo un lungo abbandono, che compromise l’edificio nella struttura e negli arredi lignei, il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, nel 1983, sotto la direzione dell’Architetto Marilena Dander, decise di intervenire con lavori di recupero. Dalla parte esterna dell’edificio venne eliminato il setto murario, costruite nuove falde con solai in laterizio e cemento armato, riadattata la facciata. All’interno si riaprirono le due arcate a tutto sesto del porticato. Il pavimento fu rifatto in cotto di tipo napoletano, risanato l’intonaco della volta dell’aula, i serramenti di porte e finestre e gli arredi lignei furono riportati all’antico splendore.

 

 

 

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Sardu